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 Varie ed eventuali...... di Andrea Chiarelli
 
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Program testing can be used to show the presence of bugs, but never to show their absence!

Edsger Wybe Dijkstra
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andrea Chiarelli (del 28/06/2006 @ 09:16:19, in Miscellanea, linkato 866 volte)

Ho letto su Computer Programming di questo mese un articolo di Giuseppe Monterosso intitolato "Informatica: digressione sul termine". L'articolo si pone il problema di definire in maniera universale il termine Informatica, ma la cosa risulta abbastanza complessa, sia perchè l'uomo comune associa al termine qualunque cosa abbia a che fare con un computer sia perchè il richiamo al concetto di informazione rischia di coinvolgere tutto lo scibile umano.

L'autore si chiede inoltre se l'informatica può essere considerata una scienza e cita un brano di Wikipedia in cui si afferma che "il problema fondamentale che rende difficile inquadrare l'informatica come una vera scienza sta nella sua frammentarietà e nella mancanza di un fondamento teorico unificante".
Qui, a mio parere, c'è un errore di fondo che andrebbe analizzato.

Quando mi sono iscritto all'Università ho scelto il corso di Laurea in Scienze dell'Informazione ed una delle prime cose che il professore di Teoria ed Applicazione delle Macchine Calcolatrici (TAMC per gli amici...) ci ha chiarito è che c'è una netta distinzione tra la Scienza dell'informazione (quella che gli inglesi chiamano, in modo forse un po' ambiguo, Computer Science) e l'Informatica. La prima è una branca della matematica che si occupa di studiare i problemi relativi alla rappresentazione dell'informazione, alla calcolabilità dei problemi, alla definizione di grammatiche formali e di automi, ecc. La seconda è una disciplina che si occupa dell'applicazione dei risultati della Scienza dell'informazione nel campo pratico.
A tale proposito mi è venuto in mente una citazione di Edsger Dijkstra, uno dei padri fondatori della Computer Science: Computer science is no more about computers than astronomy is about telescopes (La scienza dell'informazione ha a che fare con i computer nè più nè meno come l'astronomia ha a che fare con i telescopi).

La cosa può lasciare di stucco chi non è addentro alla materia, ma posso testimoniare che la cosa è tremendamente vera! Io avrei potuto benissimo laurearmi in Scienze dell'Informazione senza aver mai visto un computer, ma sapendo dimostrare (all'epoca, naturalmente : - )) cosa un computer può fare e cosa non potrà mai fare! Per la cronaca, queste problematiche sono state affrontate da logici e matematici come Goedel e Turing prima ancora che nascesse il primo computer!

In conclusione, la scienza dell'informazione ha a che vedere con i fondamenti teorici dei sistemi di elaborazione. Che essi siano computer basati sulla tecnologia digitale, che siano strumenti meccanici, che siano automi biologici poco importa. Definire e gestire la tecnologia utilizzata per realizzare e rendere operativo un sistema di elaborazione è compito dell'Informatica.

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Di Andrea Chiarelli (del 15/06/2006 @ 18:37:24, in Internet, linkato 677 volte)

Non so se avete notato che da qualche mese a questa parte siamo bombardati da pubblicità che ci suggerisce di comprarci un bel televisore nuovo per seguire meglio (?) le partite del campionato mondiale di calcio o un videofonino per vedere i goal più belli (ma solo quelli?) ovunque ci troviamo.

Possiamo seguire in tempo reale la situazione delle partite su Televideo o su Google o su vari altri siti che mettono a disposizione servizi di questo genere. Ma possiamo seguire le partite anche... via Telnet!!! Sì avete capito bene. Possiamo seguire le partite in tempo reale collegandoci via Telnet al server ascii-wm.net alla porta 2006. Se il server non è sovraccarico come in questo momento, quello che potremo vedere è un commento in diretta rigorosamente in caratteri ASCII!!!

La cosa mi ha ricordato che alcuni anni fa era possibile seguire online la versione ASCII del quarto episodio della saga di Guerre Stellari. Sono andato a ripescare il link ed ho verificato che è ancora online. Provare per credere: telnet://towel.blinkenlights.nl

Preso da un attacco di nostalgia sono andato a rivedere alcune immagini su ASCII World e mi sono sorpreso a pensare come si possono realizzare cose spettacolari con strumenti molto semplici: 128 caratteri...

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Di Andrea Chiarelli (del 12/06/2006 @ 09:55:58, in Web design, linkato 685 volte)

(X)HTMLAlcuni anni fa, durante un corso sul Web design, mi azzardai a dire che l'HTML era morto. Si levò un mormorio nell'aula come se avessi detto un'eresia. Mi apprestai a precisare che non ero io a decretarne la morte, ma lo stesso W3C, l'organismo che definisce gli standard del Web.

Nel dicembre del 1999, infatti, il W3C ha definito l'ultima versione di HTML (la 4.01) e, quasi contestualmente, ha proclamato XHTML 1.0 come il suo successore.

Debbo confessare però che probabilmente i partecipanti al corso di Web design non avevano tutti i torti. Quello dell'HTML è stata una morte ufficiale, decisa a tavolino, ma il linguaggio di markup è vivo e vegeto in milioni e milioni di pagine pubblicate sul Web.

Il motivo principale di questa resistenza credo sia da ricercare nel fatto che non è stato ben compreso il motivo dell'introduzione di XHTML. Lasciamo perdere chi realizza delle pagine Web per hobby, ma chi ne fa una professione dovrebbe stare attento a certe cose.
L'obiezione più comune da parte di Web master, Web designer o Web qualcosa è: ma perchè dovrei usare XHTML? HTML va più che bene. E poi qual è la differenza tra HTML e XHTML?

Quanto alla differenza, è relativamente minima. XHTML è una ridefinizione di HTML in termini di XML. Pura sintassi, quindi.
Per quel che riguarda i motivi per cui sarebbe opportuno passare a XHTML, beh, ne elenco qualcuno:

  • una maggiore compatibilità
    XHTML è supportato dalla maggior parte dei browser recenti e dagli altri dispositivi che navigano sul Web: telefonini, PDA, sintetizzatori vocali, ecc.
  • possibilità di elaborazione
    essendo basato su XML, il linguaggio si presta meglio all'elaborazione da parte di strumenti come gli spider dei motori di ricerca, gli strumenti di validazione e di analisi delle pagine Web (direi che in fondo questo è il motivo fondamentale da cui derivano gli altri)
  • modularità
    XHTML è definito in forma modulare in modo che ciascun dispositivo possa utilizzare i moduli che è in grado di gestire senza perdere l'accessibilità al contenuto
  • estensibilità
    in teoria sarebbe possibile estendere il linguaggio aggiungendo elementi personalizzati senza violare la definizione standard del linguaggio

Eppure dopo oltre 5 anni la stragrande maggioranza delle pagine Web pubblicate su Internet è ancora in HTML. Sarà un po' colpa della pigrizia mentale di alcuni Web designer, ma c'è da dire che anche buona parte degli strumenti di editing generano codice HTML, invece che XHTML, e questo non aiuta certo a dare il colpo di grazia al vecchio linguaggio di markup.
Eppure il passaggio da HTML ad XHTML non è così traumatico. Dipende naturalmente da dove si parte e dove si vuole arrivare, ma la cosa è fattibile in pochi passaggi. Nel mio articolo su HTML.it suggerisco una transizione in tre passi.
Ma probabilmente più che la conoscenza di come fare, quello che manca è la sensibilità a certe problematiche.

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Di Andrea Chiarelli (del 05/06/2006 @ 11:30:30, in Recensioni, linkato 1256 volte)

Mi è capitato tra le mani quasi per caso e leggendo il titolo di questo libretto (Un sito su misura) mi sono detto: ecco l'ennesima guida su come realizzare un sito fai-da-te: un'introduzione ad Internet, un'infarinatura di HTML, qualche nozione su CSS e, se va bene, un accenno a JavaScript. Il sottotitolo Capire Internet come cliente mi aveva lasciato un po' perplesso, ma sinceramente l'ho inizialmente frainteso.

Cominciando a leggere la prefazione, però, la mia perplessità è svanita. Non un libro per aspiranti webmaster o web designer o web qualcosa, ma un libro per... web clienti. Sì, proprio così: un libro per chi intende commissionare un sito web! Direte voi, ma a che serve un libro del genere. Io credo che un libro del genere sia molto più utile di quanto possa sembrare a prima vista (ammesso che il cliente abbia voglia di leggerlo...).

Uno dei problemi principali quando si progetta un sito web (ma anche un software) è la comunicazione con il cliente. Tecnici e clienti parlano linguaggi differenti: il tecnico vede il Web come un insieme di tecnologie più o meno standardizzate, con tutte le problematiche di compatibilità, accessibilità (si spera!), ecc.; il cliente spesso vede il Web come una nebulosa: un insieme di pagine su cui navigare per trovare informazioni, una esposizione non-stop su cui mettere il proprio stand, la propria vetrina.
Talvolta il cliente chiede delle cose senza conoscerle bene, magari solo perchè le ha viste su un sito che gli è piaciuto, ma in realtà tecnicamente controproducenti per una comunicazione sul Web. Dal canto suo, spesso, il tecnico si isola nel suo mondo di sigle e termini inglesi che gli creano intorno un'aura misteriosa, qualche volta studiata di proposito. Senza parlare poi di chi approfitta di questa disparità di cognizioni!

Il punto fondamentale per il cliente è chiedersi: perchè voglio un sito web?
Se il cliente riesce a rispondere a questa domanda ed è ancora convinto che un sito web è quello che desidera, allora è un cliente conscio delle sue richieste. Leggere questo libro lo aiuterà a comunicare al meglio con il web designer che si occuperà della progettazione del sito.
Un cliente con le idee chiare è un vantaggio anche per il web designer: sa fornire indicazioni precise e può comprendere gli eventuali suggerimenti del progettista.

Naturalmente il libro può essere utile anche per i tecnici, per imparare a comprendere quello che il cliente potrebbe non conoscere e per non dare nulla di scontato.
In ogni caso, una lettura interessante.

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