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 Varie ed eventuali...... di Andrea Chiarelli
 
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Computer science is no more about computers than astronomy is about telescopes

Edsger Dijkstra
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andrea Chiarelli (del 30/11/2006 @ 15:52:20, in Fun stuff, linkato 525 volte)

Immagino che avrete sentito diverse volte questa frase o qualcosa di analogo: "Ho comprato il computer e adesso voglio Internet!".
Immagino che qualche volta avrete sorriso per l'espressione un po' ingenua, un po' come se qualcuno dicesse: "Ho comprato un telefonino ed ora voglio la rete GSM!".

Bene. Per chi ha manie di grandezza di questo tipo è ora disponibile per il download l'intera Internet!!!
Basta seguire questo link: Download the Internet.

Dimenticavo. Tenete a portata di mano un disco abbastanza capiente...

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Di Andrea Chiarelli (del 28/11/2006 @ 12:40:55, in Miscellanea, linkato 2626 volte)

AlfabetoCredo che sia cosa abbastanza comune considerare troppo complesse le scritture basate su ideogrammi, come il cinese, il giapponese o l'antico egizio. Immagino che la considerazione più diffusa sia: perchè imparare migliaia di simboli quando possiamo limitarci ad imparare semplicemente i caratteri latini o comunque un numero molto contenuto di caratteri di un alfabeto?

Contrariamente a quanto possa sembrare, imparare simboli semantici (gli ideogrammi, appunto) è più naturale che imparare simboli fonetici. I bambini, infatti, imparano a riconoscere prima le figure e da queste deducono le lettere dell'alfabeto (A segno di ape, B segno di banana, ecc.).

Tra l'altro l'utilizzo di simboli semantici ha un enorme vantaggio rispetto all'uso di simboli fonetici: la scrittura diventa indipendente dalla lingua. Un simbolo ha sempre il suo significato indipendentemente dalla lingua.
Ne sono esempio le dieci cifre per rappresentare i numeri. La cifra 1 indica il numero uno indipendentemente dalla lingua con la quale viene pronunciata.

E' passato molto tempo da quando i Fenici hanno inventato l'alfabeto fonetico. L'avvento dei computer e l'introduzione del sistema binario sembrava aver ridotto al minimo il numero di simboli necessari in un alfabeto: tutto è rappresentabile con due soli simboli.
Tuttavia, se a basso livello si è affermata questa estrema riduzione dei simboli, ad un livello più alto, più vicino all'utente, si sta affermando la tendenza opposta: si sta affermando l'utilizzo di ideogrammi.
Le icone, infatti, non sono altro che i moderni geroglifici comprensibili all'utente indipendentemente dalla sua lingua.
In genere siamo in grado di utilizzare un programma con interfaccia inglese o navigare su un sito francese o spagnolo riconoscendo ed interpretando correttamente le icone principali, superando le barriere linguistiche (almeno per quel che riguarda le funzionalità).

Risulta poi così difficile imparare a riconoscere gli ideogrammi?
Diciamoci la verità: non facciamo poi tanta fatica ad imparare ed individuare le migliaia di icone, loghi e simili...

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Di Andrea Chiarelli (del 23/11/2006 @ 09:34:34, in Riflessioni, linkato 702 volte)

Alcuni giorni fa Microsoft ha rilasciato la versione 3.0 del suo .NET Framework. Non voglio entrare nel merito della confusione tecnica che questa release ha generato e continuerà ad alimentare. L'occasione mi spinge ad una riflessione generale che, immagino, rispecchi una sensazione comune a diversi colleghi.

Parto da una constatazione. Nella mia piccola azienda da non molto abbiamo reso "produttiva" la versione 2.0 del framework (tra l'altro uscita circa un anno fa) per lo sviluppo di nuove applicazioni. Ci sono comunque aziende in Italia, ma credo anche nel resto del mondo, che lavorano in ambiente Microsoft e che non hanno nemmeno cominciato ad esplorare le basi di questa piattaforma.

Ora, al di là dello specifico prodotto, la continua evoluzione dei prodotti software, hardware e più in generale tecnologici si scontra con alcune esigenze pratiche e psicologiche: tempi di apprendimento, investimenti per l'acquisizione delle nuove versioni, adeguamento dell'esistente, ecc.
Ha senso rincorrere il continuo susseguirsi di nuove versioni di un prodotto quando ancora si deve digerire la versione precedente? E' conveniente rimettere in discussione tutto quello che si è fatto per adeguarlo alla nuova versione del prodotto? Ma soprattutto, quanto di veramente nuovo c'è nella nuova versione di un prodotto?
Naturalmente mi riferisco a prodotti che hanno un certo impatto sul lavoro e sulle competenze professionali, come può essere ad esempio un linguaggio di programmazione per un programmatore.

Intendiamoci, non sono contrario alle innovazioni ed al progresso, anzi, sono abbastanza curioso da interessarmi di diversi aspetti dell'informatica. In problema è nello stabilire qual è la linea di confine tra vera innovazione e puro marketing.
Come fare a conciliare evoluzione dei prodotti, evoluzione delle competenze professionali ed esigenze lavorative?

Nella mia modesta esperienza mi sono ricavato alcune regolette per contrastare il senso di frustrazione e nello stesso tempo non perdere di vista l'evoluzione delle tecnologie:

  1. Puntare sulla tecnologia piuttosto che sul prodotto
    I prodotti si evolvono più rapidamente delle tecnologie ed in genere sono più legati al mercato ed al fornitore.
    Per fare un esempio, apprendere bene XML è sicuramente meglio che apprendere bene l'utilizzo di un editor XML. Se si comprende bene la tecnologia il passaggio da un prodotto all'altro è meno traumatico.
  2. Mantenere un'adeguata visione d'insieme
    Tenersi sempre aggiornati sulle evoluzioni dei prodotti e delle tecnologie, anche se non si approfondiscono più di tanto. E' molto importante avere una visione della direzione che stanno prendendo le cose, anche di quelle che non sembrano avere una relazione diretta con le nostre attuali esigenze.
    Ad esempio, personalmente non ho molta dimestichezza con Java, ma credo di avere una infarinatura sufficiente per poter comprendere come sta evolvendo questa piattaforma.
  3. Approfondire le novità solo quando servono
    E' inutile (o impossibile?) cercare di comprendere tutto e subito. Se si ha una visione d'insieme adeguata delle tecnologie e dei prodotti è possibile approfondire quello che serve solo quando veramente serve.
    Se un giorno avrò necessità di lavorare in Java mi rimboccherò le maniche ed approfondirò l'argomento; al momento non mi serve : - )

E voi come affrontate lo stress da evoluzione tecnologica?

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Di Andrea Chiarelli (del 16/11/2006 @ 14:59:09, in Sicurezza, linkato 660 volte)

VirusUn tempo c'erano dei virus tosti, di quelli che ti addentavano il boot sector o ti bucherellavano la FAT e ti gonfiavano i file. Erano i tempi del DOS ed a quei tempi beccarsi un Flip poteva significare la perdita del contenuto di buona parte del tuo hard disk.
C'erano anche i virus più o meno innocui, come Ping Pong, ma fastidiosi.

Oggi i virus non sono più come una volta. Niente danni al boot sector, niente formattazioni. Quello che fanno la maggior parte dei virus di oggi è inviare messaggi di posta a tua insaputa.
L'avvento di Internet ha cambiato gli obiettivi dei virus. Non è più tanto importante fare danni, ma diffondersi, farsi notare. Il virus che riesce a diffondersi più rapidamente è considerato il più pericoloso, anche se non fa nulla di particolare.

Sono però entrati in scena dei nuovi concorrenti: spyware, malware, trojan. Tutta brava gente che vuole soltanto cercare di prendere il controllo del tuo PC per sottrarti informazioni o per utilizzarlo come host per i loro scopi.
E poi c'è il phishing e lo spam. Roba tecnicamente non pericolosa, ma umanamente fraudolenta e fastidiosa.

Ripensando ai vecchi virus di una volta mi viene da pensare che i tempi sono molto cambiati (lo so, sto invecchiando...).
Un tempo era più difficile beccarsi un virus perchè la sua diffusione era molto lenta. Però se te lo beccavi te lo ricordavi per un bel po'.
Ora virus e company sembrano meno letali, però sono molto fastidiosi. Anzi ho come l'impressione che i virus tradizionali siano in via di estinzione: quando è stata l'ultima volta che avete intercettato un virus? Un virus tradizionale, intendo, non uno spyware o simili.

Le nuove minacce di oggi non sono più neanche così autonome. Spesso infatti chiedono la collaborazione dell'utente invitandolo a cliccare su un link. La "piattaforma umana" sta diventando più interessante di quella tecnologica.
Mi viene in mente una vecchia e-mail che girava alcuni anni fa:

"In questo momento tu ha ricevuto "VIRUS ALBANYA".
Siccome noi nella Albania non ha esperienza di software e programmazione, questo virus ALBANYA funziona su principio di fiducia e cooperazione. Allora, noi prega voi adesso cancella tutti i file di vostro hard disk e spedisce questo virus a tutti amici di vostra rubrica.
Grazie per fiducia e cooperazione
."

Senza offesa per l'Albania! : - )

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Di Andrea Chiarelli (del 14/11/2006 @ 16:01:55, in Open Source/Licenze sw, linkato 572 volte)

Ieri Sun ha annunciato la disponibilità di Java Development Kit sotto licenza GPL. Questo vuol dire che è possibile non solo acquisire e distribuire questo linguaggio ed il relativo ambiente di sviluppo, ma è anche possibile modificarlo.

Come già altri hanno sottolineato, la scelta di Sun è storica ed è indicativa del fatto che la filosofia Open Source ha un fondamento pratico oltre che ideologico. D'altronde Sun non è nuova all'adozione di licenze Open Source ed alla creazione di community che lavorano a progetti Open Source: basta pensare ad OpenOffice.org.

Considerate le timide apparizioni di Microsoft in ambito Open Source, le sue recenti "relazioni pericolose" con Novell e le indiscrezioni di un possibile flirt con Red Hat, possiamo attenderci una contromossa a sorpresa da parte del colosso di Redmond?

Ne dubito per il momento. Ma se questo dovesse accadere sarebbe veramente l'inizio di una nuova era...

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