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 Varie ed eventuali...... di Andrea Chiarelli
 
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Qualsiasi cosa è raccontabile in tre righe. Il resto è letteratura

Alessandro Baricco
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andrea Chiarelli (del 26/03/2007 @ 19:08:28, in Internet, linkato 872 volte)

Dal 5 marzo la Naming Authority italiana, l'ente cioè responsabile della registrazione dei domini .it, ha adottato il nuovo regolamento con le intenzioni (suppongo) di migliorare il servizio.
Voglio raccontarvi la mia avventura nella registrazione di un dominio .it con l'avvento delle nuove norme.

5 marzo ore 11:03
Avvio le procedure per la registrazione di un nuovo dominio .it per conto della mia società ed invio via fax al Registro italiano la lettera di assunzione di responsabilità (LAR) precompilata generata dal sito del mio mantainer.

6 marzo ore 12:31
Mi contatta il mantainer per comunicarmi che la mia LAR è stata respinta con la seguente motivazione:
Il testo della LAR pervenuta differisce da quello disponibile sul sito Web del Registro (http://www.nic.it/RA/domini/lettere_ar.html).
Mi collego al link indicato e trovo che il documento non esiste. Faccio una rapida ricerca sul sito del Registro italiano e trovo il modello ufficiale di LAR.
Noto due cose: la prima è che sulla pagina di presentazione dei modelli delle LAR è indicato che i vecchi modelli vengono accettati fino al 31 marzo 2007; la seconda è che il modello ufficiale prevede i dati anagrafici di chi firma la lettera, dati non obbligatori per i domini intestati a società.
Suppongo che la difformità con il fax che avevo inviato consistesse nell'assenza dei miei dati anagrafici completi ed utilizzo il modello ufficiale per inviare il nuovo fax al Registro italiano.

13 marzo ore 11:24
Non avendo ancora avuto notizie sulla registrazione del dominio, provo a contattare il mantainer per avere informazioni. Mi viene risposto che tutte le operazioni di registrazione dei domini .it in quei giorni hanno subito dei ritardi dovuti all'adeguamento del Registro alle nuove procedure interne.

16 marzo ore 14:33
Mi ricontatta il mantainer informandomi che il Registro italiano ha nuovamento respinto la richiesta di registrazione in quanto nei miei dati anagrafici (tra l'altro non obbligatori per il tipo di intestatario del dominio) mancava la provincia del luogo di nascita.
Comincio ad alterarmi un po', ma tanto so che serve a poco.

16 marzo ore 15:02
Ristampo la LAR secondo la versione precompilata messa a disposizione del mantainer (senza i miei dati anagrafici, dunque) e la rispedisco via fax, fiducioso ma non troppo, al solito ente.

20 marzo ore 15:50
Ricevo l'ennesima comunicazione da parte del mantainer: la richiesta di registrazione del dominio è stata respinta "in quanto non completamente leggibile a causa dell'errata trasmissione del fax".
Comincio a guardarmi in giro per scoprire se da qualche parte c'è una telecamera nascosta...

20 marzo ore 16:29
Rispedisco per l'ennesima volta la LAR e cerco di indovinare quale sarà il motivo della prossima comunicazione di richiesta respinta: la LAR è scritta con font che non ci piacciono, la calligrafia della firma non è di nostro gradimento, è stato superato il numero massimo di tentativi di registrazione,...

24 marzo ore 7:13
... e invece no! Finalmente in soli 19 giorni e 4 fax il dominio è stato correttamente registrato!
Naturalmente ho omesso tutti i tentativi a vuoto di trasmissione del fax (occupato, libero ma non risponde,...) e gli altrettanto inutili tentativi di contattare telefonicamente il Registro italiano.

Per fortuna il dominio ci serve per un progetto aziendale. Se dovevo registrare il dominio per conto di un cliente cosa mi toccava inventare?

Tags: , Registrazione domini, Nic.it, Naming Authority Italiana, ccTLD.it

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Di Andrea Chiarelli (del 23/03/2007 @ 15:29:10, in Fun stuff, linkato 455 volte)

Works on my machineLa maggior parte delle software house sanno che la qualità del software è un argomento complesso ma che si fa il possibile per garantirla : - )
Tra le diverse sfaccettature della qualità del software c'è anche quella della compatibilità con i sistemi operativi. Tralasciando la compatibilità tra sistemi operativi strutturalmente diversi, anche all'interno di una stessa famiglia di sistemi operativi possono esserci delle sottili differenze.

Le software house che hanno a cuore la qualità del software desiderano segnalare ai propri clienti che grado di compatibilità ha il loro software rispetto ad un certo sistema operativo. Per venire incontro a questa esigenza, i produttori di sistemi operativi hanno lanciato campagne di certificazione che consentono di ottenere un bollino di compatibilità da applicare al proprio software (e talvolta anche all'hardware).
Mi riferisco a certificazioni come Designed for Windows XP, Works with Windows Vista, Mac Logo Program, Mac OS X Universal Logo Program (scusate l'ignoranza ma non so se esiste qualcosa di analogo anche per il mondo Unix/Linux).

Questi programmi naturalmente certificano la compatibilità con una specifica versione di un sistema operativo. Joseph Cooney è andato oltre ed ha proposto un programma di certificazione delle applicazioni software indipendente dal sistema operativo: It Works on My Machine.
Si tratta di una certificazione abbastanza semplice da verificare ed applicare. Superati i test indicati è possibile apporre l'apposito loghino sul proprio software.

Credo che l'iniziativa avrà successo. D'altro canto la sua non è altro che la formalizzazione di un metodo abbastanza diffuso tra i programmatori e che ha portato negli anni diverse soddisfazioni... : - )

Tags: , Certificazioni, Sistemi operativi

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Di Andrea Chiarelli (del 20/03/2007 @ 18:08:11, in Riflessioni, linkato 490 volte)

E' fuori dubbio che Windows Vista non stia simpatico a molti. Ho già avuto modo di segnalare alcuni pareri non del tutto favorevoli all'adozione del nuovo sistema operativo di Microsoft: nella maggior parte dei casi questi pareri erano derivati da considerazioni tecniche più o meno condivisibili.

Nel panorama dei contestatori di Windows Vista c'è anche la Free Software Foundation che ha lanciato la campagna BadVista. Per curiosità ho dato un'occhiata alle motivazioni della campagna e mi sono imbattuto nell'articolo di John Sullivan "What's wrong with Microsoft Windows Vista?", di cui esiste una traduzione in italiano di Daniele Masini.

L'articolo attacca il neo-sistema operativo non da un punto di vista prettamente tecnico ma dal punto di vista dei diritti dell'utente. A parte le considerazioni sul DRM, alcune affermazioni sulla licenza d'uso mi hanno lasciato un po' sconcertato.

Il titolo di un paragrafo recita: "Even when you legally buy Vista, you don't own it."
Non vedo cosa ci sia di strano in questa affermazione. Anche se comunemente si dice "acquistare un software", in realtà di un software vengono acquistati certi diritti regolamentati dalla relativa licenza, ad esempio il diritto di utilizzo del software stesso.
L'affermazione vale anche per il software Open Source: "Anche se ottieni legalmente Linux, non lo possiedi"
Se mi procuro Linux e lo installo sul mio PC non lo posseggo nel vero senso della parola. Ho soltanto a disposizione più diritti di quelli che mi vengono concessi con il software proprietario. Ad esempio, posso copiarlo liberamente e posso anche modificarlo, ma non posso cambiare la licenza di distribuzione e se lo distribuisco non posso rifiutarmi di fornire i sorgenti. Insomma non è di mia proprietà.

Sullivan scrive anche: "Windows Vista, like previous versions of Windows, is proprietary software: leased to you under a license that severely restricts how you can use it, and without source code, so nobody but Microsoft can change it or even verify what it really does"
Questa non è una novità di Windows Vista, nè una prerogativa di Microsoft. Tutto il cosiddetto software proprietario non prevede il rilascio del codice sorgente.
Ma stiamo criticando Windows Vista o le licenze non Open?
Tra l'altro, l'affermare che la licenza di Windows pone delle restrizioni su come può essere usato il software sembra sottintendere che l'utente abbia dei diritti per il solo fatto che un software esista.

L'articolo si conclude con una esortazione a combattere per la libertà, contro le aziende come Microsoft che la opprimono e ne traggono profitto e contro il software proprietario in generale.

Come dicevo, l'articolo mi ha lasciato un po' perplesso per due motivi.
Il primo motivo è che mi aspettavo qualche considerazione specifica su Windows Vista e trovo invece un manifesto contro il software proprietario che cerca di approfittare dell'onda pubblicitaria di Microsoft.
Il secondo motivo riguarda il concetto di libertà, le famose libertà dell'utente. Ma non dimentichiamoci della libertà di chi sviluppa il software.
Se io sviluppo un software, ne sono il proprietario e titolare di tutti i diritti. Vorrei essere libero di decidere come e quali diritti concedere agli eventuali utenti.

La battaglia da portare avanti, secondo me, non è quella di demonizzare il software proprietario, ma di spiegare per bene agli utenti che cos'è il software Open Source e che cos'è il software proprietario, quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell'uno e dell'altro approccio di distribuzione.
E poi lasciare l'utente libero di decidere!

Tags: , Windows, Windows Vista, Free Software, Open Source

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Di Andrea Chiarelli (del 13/03/2007 @ 16:11:56, in Software, linkato 489 volte)

ReactOSSono ormai un po' di anni che mi interesso per lavoro e per passione di software Open Source in ambito Windows. Nonostante ciò oggi per la prima volta sento parlare di ReactOS, un progetto di realizzazione di un sistema operativo compatibile con Windows.

Come tiene a precisare il team di sviluppo, ReactOS non è un clone di Windows ma un sistema operativo che punta alla compatibilità con il sistema operativo di Microsoft. Questo vuol dire che su ReactOS possono girare programmi sviluppati per Windows e possono essere utilizzati gli stessi driveri di Windows per interfacciarsi alle periferiche.

Attualmente il progetto è in fase di alfa release e le prime versioni beta sono previste per la fine del 2007 ed il 2008, siamo quindi ancora lontani dalla versione definitiva. Quindi per il momento Windows non ha nulla da temere : - ).
E Linux? ReactOS può costituire un valido concorrente di Linux?

Tags: Open Source, Free Software, Software, ReactOS

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Di Andrea Chiarelli (del 09/03/2007 @ 10:01:16, in Open Source/Licenze sw, linkato 858 volte)

Antonio Fini sul suo blog, prendendo lo spunto da uno scambio di opinioni tra Dave Tosh e Stephen Downes, si chiede se si può (soprav)vivere con l'Open Source. Mi sembra di capire che la sua opinione non è molto ottimistica e si chiede se, in fin dei conti, la sopravvivenza dei progetti Open Source sia legata alla ricerca di uno sponsor.

A mio parere occorre fare alcune distinzioni e cercare di capire perchè un'azienda, un professionista, un gruppo di amici decide di sviluppare software Open Source. Credo di avere individuato le seguenti quattro motivazioni:

  1. Per principio
    E' lo spirito che anima i sostenitori del Free Software; anche se dal punto di vista pratico il Free Software ha grosso modo le stesse caratteristiche del software Open Source, i sostenitori del Free Software sviluppano i loro progetti facendosi guidare dai famosi 4 principi di libertà, diritti sacrosanti dell'utente.
    Ottimi principi, per carità, ma in questo caso credo che l'aspetto economico diventi di secondaria importanza.
    Probabilmente i progetti che adottano l'Open Source per principio sono quelli che per sopravvivere si appoggiano più sulle donazioni e sugli sponsor, da quì la natura precaria se non si raggiunge un certo grado di diffusione ed apprezzamento da parte degli utenti.
  2. Per essere competitivo
    Qualche azienda decide di rilasciare i propri prodotti con licenza Open Source per contrastare la concorrenza ottenendo una più rapida diffusione del prodotto e creando una comunità che lo possa sostenere. E' stato il caso di Netscape con Navigator/Mozilla, ma anche di Sun con OpenOffice.
  3. Per facilitare la crescita del prodotto
    Uno dei possibili obiettivi di chi rilascia un prodotto con licenza Open Source potrebbe essere quello di richiedere collaborazioni per far crescere il prodotto aggiungendo funzionalità, facendo il porting su altre piattaforme, ecc.
    Diciamo che questo si trasforma in un risparmio di risorse nella crescita di un prodotto
  4. Per una questione di moda
    Se si rilascia il proprio software in modalità Open Source solo perchè lo fanno anche gli altri, non credo che si andrà molto lontano : - )

E' naturale che prima di decidere le modalità di rilascio del proprio software occorre fare una attenta valutazione dei pro e dei contro in base agli obiettivi che ci si è posti. Non è detto che l'approccio Open Source sia il migliore per un determinato obiettivo.
Se l'obiettivo è guadagnare, la cosa si fa complicata senza una adeguata strategia. Come dicono anche gli stessi sostenitori del Free Software, non è il software di per sè che ti può far guadagnare, ma le attività connesse al software: consulenza, personalizzazioni, installazioni, configurazioni, integrazioni, documentazione, ecc.
Il software pubblicamente distribuito è una risorsa pubblica, accessibile a chiunque. Per riuscire a guadagnare da questa risorsa pubblica e quindi sostenere la propria attività devo avere una strategia e delle competenze appetibili dai potenziali clienti.

Tags: Open Source, Free Software, Software

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