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 Varie ed eventuali...... di Andrea Chiarelli
 
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Pluralitas non est ponenda sine necessitate

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andrea Chiarelli (del 30/04/2007 @ 11:09:38, in Open Source/Licenze sw, linkato 462 volte)

Ieri sera la trasmissione di RaiTre Report ha trattato l'argomento del software libero nell'ambito della pubblica amministrazione.
Iniziativa lodevole per diffondere l'idea di una alternativa al cosiddetto "sofware proprietario", ma purtroppo il messaggio che passa è sempre il solito!

Il messaggio che passa è che il software libero o Open Source è gratuito e per questo conviene!
Il pezzo di Giuliano Marrucci già dal titolo, Risparmio digitale, pone l'accento sull'economicità del software Open Source e tralascia altri aspetti fondamentali di questo tipo di software.
Per carità, l'aspetto economico non è da sottovalutare, ma leggendo i commenti sul forum è evidente che, ancora una volta, l'unico messaggio che passa è che software libero = software gratuito.

Ho avuto modo di sottolineare più volte che la gratuità del software Open Source è un aspetto accidentale e che gli aspetti caratterizzanti sono altri e, a mio avviso, ben più importanti: libertà di copia, di modifica, di distribuzione.

Comprendo che, per suscitare interesse, la molla economica è importante, ma per completezza di informazione sarebbe opportuno che non circolassero idee sbagliate sul software Open Source, giusto per evitare che si gridi allo scandalo se qualcuno si fa pagare per fornire i relativi servizi.

Comunque, era ora che di questi argomenti si cominciasse a parlare anche al di fuori dell'ambito tecnico.
Vedremo quando se ne parlerà correttamente... : - )

Tags: , Free software, Software libero, Report

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Di Andrea Chiarelli (del 27/04/2007 @ 10:58:57, in Software, linkato 455 volte)

Un po' di tempo fa un collega mi ha chiesto alcune delucidazioni tecniche sui meccanismi di controllo delle licenze forniti da .NET. Ho indicato le poche nozioni di cui ero a conoscenza ed abbiamo intavolato un discorso sulla questione della protezione anticopia del software.

"Ma tu che tipo di protezione tecnica adotti per il software che sviluppi?" mi chiede ad un certo punto il collega.
"Nessuna!" rispondo io. La cosa lo ha meravigliato parecchio e quasi non ci credeva.
Ho cercato di spiegargli le mie motivazioni puntualizzando comunque che era soltanto una questione di scelta. Non necessariamente il mio approccio è migliore del suo e non è detto che sia sempre applicabile.

Esistono diverse tecniche per il controllo delle licenze software: dalle chiavi di attivazione all'utilizzo di dispositivi hardware. Ciascuna di queste tecniche non offre garanzie di sicurezza al 100%, richiede investimenti e spesso causa disagi al cliente.

La mia scelta di non adottare un controllo tecnico sul software nasce da alcune considerazioni.
La mia piccola azienda fornisce servizi di consulenza e lo sviluppo di software è inteso in questo ambito. La maggior parte del software che sviluppiamo è molto personalizzato e difficilmente trasferibile ad un altro soggetto senza adattamenti. Senza dubbio questo aspetto è il punto di forza che rende inutile adottare un meccanismo anticopia.
In ogni caso, anche per il software più o meno generico che sviluppiamo, invece che investire in tecnologie anticopia, che generano una sorta di diffidenza tra noi ed il cliente, preferiamo investire proprio sull'acquisizione di una maggiore fiducia con il cliente stesso. Vogliamo che il cliente ci consideri più partner che fornitori.

Non è detto che sia l'approccio migliore, ma per noi funziona.
Credo che bisognerebbe tornare ad investire più sulle persone e sull'acquisizione della fiducia invece che costruire sempre più barriere di comunicazione...

Tags: , Anticopia, DRM

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Di Andrea Chiarelli (del 24/04/2007 @ 11:55:46, in Riflessioni, linkato 808 volte)

Leggendo il post Linguaggio usabile? di Andrea Beggi mi sono venute in mente diverse situazioni nella comunicazione tra tecnici ed utenti più o meno analoghe .
In breve, Andrea descrive una situazione in cui le istruzioni fornite ad un utente per risolvere un problema tecnico sono state interpretate in una maniera "del tutto personale" che ha generato una situazione apparentemente paradossale.

Oltre alla situazione descritta da Andrea, il caso cioè di un tecnico che cerca di comunicare qualcosa ad un utente, c'è anche la situazione inversa: l'utente che cerca di comunicare qualcosa al tecnico.
Avete presente segnalazioni del tipo: "Non mi funziona la posta", "Mi si è rotto il computer", "Non mi va Internet"?
Da questi sintetici input, spesso inviati via e-mail, il tecnico dovrebbe "indovinare" e risolvere il problema...
Un po' come se telefonassimo al nostro medico e dicessimo: "Dottore sto male!" e pretendessimo che ci venisse prescritta una cura!

Diciamo che il problema di comunicazione sta spesso nella volontà di comunicare, nel porre attenzione a come si sta comunicando, nel pensare al valore che ha la frase che si sta dicendo/scrivendo ed a come può essere interpretata.
Spesso il tecnico pensa più alla scocciatura procurata dalla segnalazione che all'utente.
Spesso l'utente pensa più alla scocciatura procurata dal malfunzionamento che al tecnico che dovrà risolverlo.
In questo modo utente e tecnico non si vedono.

Diversi commenti al post di Andrea parlano di "utonti", utenti cioè per niente interessati all'informatica e che non riescono a comprendere nemmeno le (semplici?) istruzioni fornite dai tecnici.
Ammetto che esistono utenti un po' particolari, ma non credo che sia il caso di generalizzare.
In realtà non credo che il problema sia soltanto in ambito tecnico-informatico: avete mai provato a parlare con un medico o un infermiere in ospedale? O con un avvocato? O con il commercialista? Anche loro danno per scontate certe conoscenze e non credo siano rare le incomprensioni.
Cosa dovremmo dedurne? Che siamo tutti un po' utonti!

E' vero che quando si comunica qualcosa è necessario avere un linguaggio comune con l'interlocutore ed un contesto condiviso. Il problema è che nell'informatica talvolta non si riesce a comunicare bene nemmeno tra tecnici... : - )
Non sarà allora soltanto un problema di buona volontà?

Tags: , Assistenza tecnica, Helpdesk

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Di Andrea Chiarelli (del 20/04/2007 @ 19:10:26, in Segnalazioni, linkato 492 volte)

fring a friendQualche giorno fa mio fratello, che è un "appassionato" di telefonia mobile, mi ha segnalato fring (sì, scritto proprio con la effe minuscola), un servizio di VOIP per telefonini. Insomma, un servizio analogo a Skype, ma per la telefonia mobile.

Mi sono registrato, ho scaricato il software sul mio Nokia 6630, ed abbiamo fatto qualche test.
Devo dire che il tutto funziona abbastanza bene e, cosa sorprendente, non genera un traffico eccessivo, base essenziale perchè sia conveniente rispetto alla telefonata tradizionale.

Ma le sorprese non finiscono qui! Oltre che chiamare gratuitamente altri utenti fring, è possibile chiamare "allo stesso prezzo" utenti Skype, GoogleTalk, MSN e telefoni SIP.
Comunque potete reperire tutte le informazioni sul sito e per tenervi aggiornati sulle evoluzioni del servizio c'è perfino un blog dedicato in italiano!

E' vero che i costi di connessione ad Internet tramite telefonia mobile non rappresentano attualmente il massimo della convenienza, ma forse il diffondersi di tecnologie VOIP ed assimilate potrebbe contribuire a dare una scossa al mercato.

Ricordatevi, una fringata allunga la vita : - )

Tags: , Skype, Telefonia mobile, VOIP

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Di Andrea Chiarelli (del 17/04/2007 @ 19:29:09, in Open Source/Licenze sw, linkato 427 volte)

So di essere arrivato tardi, ma la cosa mi ha divertito tanto e vorrei condividerla con chi non la conosce ancora.
Parliamo di licenze software. Ne esistono di diversi tipi e ciascuna cerca di regolare le modalità d'uso del software e/o dei relativi sorgenti.
Tra queste, le cosiddette licenze Open Source offrono all'utente una serie di diritti che le licenze proprietarie in genere negano: copiare il software, modificarlo, distribuirlo, ecc. I principi generali sono quelli dettati dalla Open Source Definition, cioè l'utente deve essere libero (free) di utilizzare al meglio il software.

Ebbene, qual è secondo voi, tra le licenze Open Source, la licenza in assoluto più libera? La GPL? la BSD? la MPL?
In realtà nessuna di queste. Ciascuna licenza Open Source pone in qualche modo dei vincoli: il software modificato può essere redistribuito solo sotto la stessa licenza, occorre mantenere la nota di copyright, ecc.

Esiste però una licenza che rispetta tutti i principi dell'Open Source Definition e rappresenta il massimo della libertà in termini di licenze software (se si esclude il concetto di pubblico dominio): la WTFPL.
L'acronimo non è elegante (Do What The Fuck You Want To Public License) ma rende bene il concetto e può essere utilizzata per qualsiasi prodotto creativo, non solo per il software.

Potete trovare informazioni su WTFPL anche su Wikipedia e potete scaricare da FreshMeat alcuni software che la adottano.

Tags: , Open Source, WTFPL, Licenze

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