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 Varie ed eventuali...... di Andrea Chiarelli
 
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Simplicity is prerequisite for reliability

Edsger Wybe Dijkstra
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Andrea Chiarelli (del 25/07/2008 @ 16:37:41, in Miscellanea, linkato 711 volte)

Da oggi questo blog si sposta su andreachiarelli.wordpress.com.
I post pubblicati qui saranno sempre accessibili (e riportati sulla nuova piattaforma) ma i commenti verranno disabilitati.
Spero vogliate continuare a seguirmi... : - )

Ah, dimenticavo. Aggiornate il vostro feed reader.

 

 
Di Andrea Chiarelli (del 26/03/2008 @ 09:53:24, in Miscellanea, linkato 573 volte)

E' recente l'annuncio secondo cui Google mette a disposizione le sue Ajax Language API per poterle sfruttare nel proprio sito Web.
Personalmente non ho mai trovato di grande utilità le funzioni di traduzione automatica di Google, neanche per la traduzione di singole parole. Preferisco WordReference.

In ogni caso, la traduzione automatica è una chimera che viene inseguita dagli informatici sin dagli anni sessanta, quando le ricerche nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale entusiasmava i ricercatori e faceva sognare la fine delle barriere linguistiche.
Ad oggi non si sono fatti grandi progressi.

Sinceramente mi fanno sorridere (per non dire altro) quei tentativi di offrire traduzioni al volo di pagine Web basandosi sugli strumenti di Google o su altri tool analoghi.
Provate a leggere la versione italiana di Experts-Exchange o del supporto Microsoft (date un'occhiata ad esempio a http://support.microsoft.com/kb/929847/it).

Altra cosa è la traduzione assistita, cioè la traduzione effettuata da un essere umano con l'ausilio di strumenti informatici. In questo caso l'informatica costituisce un valido strumento, ma rappresenta solo il braccio: la mente è quella umana.

Forse spesso si dimentica che ci sono attività per cui il computer non è tagliato.
In altre parole, allo stato attuale humans do it better!

Tags: Google, Ajax Language API, Traduzione automatica

 
Di Andrea Chiarelli (del 26/02/2008 @ 15:24:18, in Miscellanea, linkato 420 volte)

Il Ministero delle Infrastrutture ed il Ministero dei Trasporti hanno donato alle scuole statati quasi 6.000 PC dismessi.
Iniziativa lodevole e degna di nota.
Il Ministero della Pubblica Istruzione ha anche "istruito" gli Uffici Scolastici Regionali su come gestire le licenze Microsoft su tali PC.

Un domanda però mi sorge spontanea: come mai sono stati dismessi questi PC che, almeno a giudicare dalle caratteristiche di alcuni di loro, non sono proprio da buttare? E poi sono stati dismessi così, in blocco? Proprio mentre si parla di risparmio nella spesa pubblica?

Che siano passati a Windows Vista?

Tags: Windows Vista, Pubblica Istruzione, Personal Computer

 
Di Andrea Chiarelli (del 11/01/2007 @ 15:34:35, in Miscellanea, linkato 888 volte)

ErroreQualche tempo fa su questo blog ho scherzosamente analizzato alcuni profili psicologici degli utenti per la generazione di una password. In base alla mia esperienza è possibile classificare anche dei tipi psicologici sul modo di reagire degli utenti davanti ad un messaggio d'errore.

Immaginate la scena: mentre il nostro utente sta lavorando davanti al proprio PC viene fuori un bel messaggino di errore (non ha importanza quale sia il suo contenuto). Come reagisce? Vediamo qualche esempio:

Il Timido
L'utente timido lascia di scatto la tastiera e viene preso da un leggero panico. Probabilmente si guarda intorno per accertarsi che nessuno si sia accorto di nulla. Nella maggior parte dei casi, questo tipo di utente lascia intatta la scena del crimine e, dopo qualche tempo passato a chiedersi quale sia la cosa migliore da fare, corre a chiedere aiuto ai colleghi dicendo frasi convulse come "Non ho fatto nulla di male..." o "Non ho premuto nessun tasto proibito!".

Il Brutale
Questo tipo di utente vede il messaggio d'errore come una seccatura. Spesso, senza neanche stare a dare una sbirciatina al contenuto del messaggio, chiude la finestra e tenta di andare avanti. Se l'errore iniziale genera altri errori di conseguenza, il nostro utente può essere colto da un attacco di nervosismo che potrebbe portarlo a sfogarsi pesantemente sulla tastiera...

Lo Scrupoloso
Non è un tipo di utente molto comune, ma quando c'è non fa mancare nulla all'assistenza tecnica. Quando si verifica un errore prende nota di tutto: testo del messaggio, data e ora dell'accaduto, circostanza dettagliata, cattura della schermata d'errore, temperatura ambientale e grado di umidità, congiunzioni astrali in atto in quel momento e via discorrendo. Può capitare talvolta che i dettagli registrati da questo tipo di utente siano del tutto inutili per l'assistenza, ma credo vada premiata la buona volontà.

Il Tecnico
E' l'utente che ha capito il perchè del verificarsi dell'errore ed invece di chiamare l'assistenza cerca di porre rimedio da solo. Spesso tali rimedi consistono nell'eseguire le operazioni che hanno creato la situazione d'errore in un ordine leggermente diverso o nel fare CTRL+C invece che Copia e Incolla o nel chiudere un'applicazione contemporaneamente aperta ma estranea ai fatti. Altrettanto spesso questi rimedi risultano del tutto inutili. Quando questo tipo di utente chiama l'assistenza lo fa per avere delle conferme alle sue teorie o per fornire suggerimenti su come evitare in futuro il verificarsi di quel malfunzionamento.

Avete altri tipi da suggerire?

Tags: Errori, Assistenza tecnica, ,

 
Di Andrea Chiarelli (del 28/11/2006 @ 12:40:55, in Miscellanea, linkato 2626 volte)

AlfabetoCredo che sia cosa abbastanza comune considerare troppo complesse le scritture basate su ideogrammi, come il cinese, il giapponese o l'antico egizio. Immagino che la considerazione più diffusa sia: perchè imparare migliaia di simboli quando possiamo limitarci ad imparare semplicemente i caratteri latini o comunque un numero molto contenuto di caratteri di un alfabeto?

Contrariamente a quanto possa sembrare, imparare simboli semantici (gli ideogrammi, appunto) è più naturale che imparare simboli fonetici. I bambini, infatti, imparano a riconoscere prima le figure e da queste deducono le lettere dell'alfabeto (A segno di ape, B segno di banana, ecc.).

Tra l'altro l'utilizzo di simboli semantici ha un enorme vantaggio rispetto all'uso di simboli fonetici: la scrittura diventa indipendente dalla lingua. Un simbolo ha sempre il suo significato indipendentemente dalla lingua.
Ne sono esempio le dieci cifre per rappresentare i numeri. La cifra 1 indica il numero uno indipendentemente dalla lingua con la quale viene pronunciata.

E' passato molto tempo da quando i Fenici hanno inventato l'alfabeto fonetico. L'avvento dei computer e l'introduzione del sistema binario sembrava aver ridotto al minimo il numero di simboli necessari in un alfabeto: tutto è rappresentabile con due soli simboli.
Tuttavia, se a basso livello si è affermata questa estrema riduzione dei simboli, ad un livello più alto, più vicino all'utente, si sta affermando la tendenza opposta: si sta affermando l'utilizzo di ideogrammi.
Le icone, infatti, non sono altro che i moderni geroglifici comprensibili all'utente indipendentemente dalla sua lingua.
In genere siamo in grado di utilizzare un programma con interfaccia inglese o navigare su un sito francese o spagnolo riconoscendo ed interpretando correttamente le icone principali, superando le barriere linguistiche (almeno per quel che riguarda le funzionalità).

Risulta poi così difficile imparare a riconoscere gli ideogrammi?
Diciamoci la verità: non facciamo poi tanta fatica ad imparare ed individuare le migliaia di icone, loghi e simili...

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