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 Varie ed eventuali...... di Andrea Chiarelli
 
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Il 90% dei problemi di un pc si trova tra la tastiera e la sedia

Anonimo
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Andrea Chiarelli (del 03/06/2008 @ 15:06:36, in Riflessioni, linkato 333 volte)

Ci è capitato recentemente di effettuare per un cliente alcuni interventi sistemistici di una certa criticità e complessità. Gli interventi hanno avuto esito positivo e, grazie ad una attenta pianificazione, siamo riusciti a ridurre al minimo i disagi per gli utenti.
Ora, non è che ci aspettavamo una standing ovation, ma considerate le caratteristiche degli interventi, una piccola pacca sulla spalla ed un sorriso ci avrebbero dato una discreta soddisfazione : - )

E' inutile dire che la cosa mi ha fatto riflettere.
Il fatto che gli interventi fossero passati quasi inosservati da un lato mi fa piacere, perchè vuol dire che si è lavorato bene, che siamo riusciti ad organizzarci ed a pianificarli in modo ottimale rendendo l'operazione quasi indolore.

L'aspetto che mi preoccupa è, però, che ho come la sensazione che l'assenza (o la ridotta presenza) di disagi indotti dagli interventi venga percepita come assenza di complessità, e quindi di un lavoro semplice, di poco conto...

Cosa fare in questi casi? Andare in giro ad elargire dettagli tecnici sulle operazioni effettuate? Pubblicare le sbobinature delle chiacchierate con i miei collaboratori per trovare le soluzioni più idonee? Mettere su YouTube i video dei test e delle simulazioni che abbiamo effettuato prima di avventurarci sul sistema reale?

Anche perchè il non rendersi conto della complessità effettiva da parte del cliente ha spesso delle ripercussioni economiche. Magari supportate da affermazioni del tipo: "Beh, in fondo non era così complicato come avevate prospettato..." : - (

Tags: Sistemi informativi, Complessità, Pianificazione

 
Di Andrea Chiarelli (del 05/05/2008 @ 18:42:55, in Riflessioni, linkato 451 volte)

Mercoledì scorso ho letto sul blog di Alberto Falossi la notizia della pubblicazione online dei dati delle dichiarazioni dei redditi del 2005 sul sito dell'Agenzia delle entrate. Mi è sembrato strano che della cosa non si fosse parlato su giornali e TV, ma forse mi era sfuggito.
Così, come tutti gli italiani, provo a darci un'occhiata, ma evidentemente sono arrivato troppo tardi: i dati erano già stati rimossi.

Nel giro di poche ore, infatti, è successo quel che è successo: blog e TV che danno la notizia, proteste di cittadini e associazioni, gente che mette a disposizione di i dati che era riuscito a scaricare, gente che addirittura li mette in vendita, indagini della procura e così via.

Venerdì Alberto fa un resoconto ed un'analisi della pubblicazione della notizia sul suo blog e dice di essere passato da 100 contatti al giorno a 100.000 contatti. A quanto pare il suo è stato un esperimento di buzz marketing.

Entrambi gli eventi (la pubblicazione dei dati sui redditi e la pubblicazione della notizia sul blog di Alberto) mi hanno fatto riflettere su aspetti se vogliamo banali, ma che continuano a sorprendermi.
Mi riferisco alla capacità di circolazione dell'informazione su Internet, coadiuvata anche dai media tradizionali, alla mancanza di controllo dell'informazione una volta che questa è stata pubblicata, alla sopravvivenza dell'informazione nonostante la scomparsa della fonte originaria.

Quest'ultimo "banale" aspetto ha un non so che di spettacolare. Non c'è più l'informazione originaria? Ne puoi ritrovare una copia su tale sito oppure su Emule oppure te la invio via e-mail.
In fondo è il principio base della diffusione della conoscenza e... dei virus: replicarsi!

E se non riesci più a trovare l'informazione originale, chissà che non la ritrovi tra qualche mese su Internet Archive...

Tags: Dichiarazioni dei redditi, Web, Internet, Informazione

 
Di Andrea Chiarelli (del 07/04/2008 @ 18:39:45, in Riflessioni, linkato 437 volte)

Sta circolando in rete un'e-mail che invita a visitare un sito americano sulla ricerca sul cancro al seno: Thebreastcancersite.com/.
Il messaggio invita a cliccare sui banner degli sponsor in modo da consentire l'erogazione di mammografie gratuite a cittadine americane che non se le possono permettere.

Una volta tanto la cosa non sembra truffaldina, ma il numero di clic necessario per ottenere una mammografia gratuita è talmente alto da risultare un sistema molto inefficiente, a sentire Paolo Attivissimo.

Ma al di là dell'efficienza o meno del sistema, una cosa che mi da fastidio è questa finta beneficenza.
Per me la vera beneficenza è qualcosa che viene fatta senza essere sbandierata ("Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra", Mt 6,3-4).
Se proprio la si vuole utilizzare come merce di scambio, fai prima la beneficenza e poi pubblicizzala.
Fare la beneficenza solo se sono soddisfatte certe condizioni mi suona un po' come un ricatto! Mi sembra più onesto farsi pagare...

Tags: Beneficenza, Thebreastcancersite, Bufale

 
Di Andrea Chiarelli (del 05/03/2008 @ 10:51:27, in Riflessioni, linkato 325 volte)

Ieri mi è arrivato un messaggio di posta elettronica, sfuggito al filtro anti-spam, inviato da un certo Jhon Sharf (Jhon scritto proprio così) con oggetto "informazioni vostro sito internet".
In genere cestino i messaggi che a naso mi sembrano spam, ma questa volta ho aperto il messaggio e l'ho letto.

Il signor Jhon, direttore commerciale di IWLYNX, mi proponeva in corretto italiano di rottamare il sito Web della mia piccola azienda affidando il compito del restyling in stile Web 2.0 alla loro compagnia internazionale.
Per convincermi sottolinea che le loro competenze sono "di derivazione americana" (citazione testuale).
Se poi non ero interessato ai loro servizi come cliente, potevo essere interessato come partner, visto che stanno cercando corrispondenti in Italia.

Per curiosità vado a dare un'occhiata al loro sito e, tra le altre cose, noto nuovamente la frase sopra citata con una piccola variante:

"Competenze di natura americana (dove il web è nato)"

Ora, io non ce l'ho con gli americani. Come tutti i popoli e come tutte le persone hanno aspetti che possono andare a genio ed altri che invece possono non piacere.
La cosa che non mi va giù, però, è che sembra ci sia una sensazione diffusa che l'America, intesa come Stati Uniti, sia la misura di tutte le cose, il metro con cui misurare il bene ed il male di questo pianeta.
Mi vengono i brividi tutte le volte che leggo su giornali e riviste o sento in TV o alla radio: "Secondo uno studio americano..." o "Secondo un sondaggio americano...".
Ma chi l'ha detto che gli studi ed i sondaggi americani sono migliori degli altri? E poi, se il sondaggio o lo studio riguarda la popolazione americana, che relazione ci può essere con la popolazione italiana o francese o neozelandese?
Sembra che se vuoi dare un certo valore ad una qualsiasi cosa, basta metter il bollino "americano". Un po' come i detersivi ed altri prodotti che arrivavano in Italia nel dopoguerra: caspita, è un prodotto americano!

Ritornando al caso del mio messaggio, la cosa buffa di tutta questa faccenda è che i signori di IWLYNX vantandosi delle loro competenze americane (caspita!) evidenziano una loro carenza culturale: infatti il Web non è nato in America!
Il Web è nato in Svizzera e precisamente presso il CERN di Ginevra ad opera dell'inglese Tim Berners-Lee.

Una volta tanto l'America non c'entra (semmai ha avuto un ruolo nel suo sviluppo commerciale...) e credo che per il momento non rottamerò il mio sito.

Tags: World Wide Web, America, USA, IWLYNX, Siti web

 
Di Andrea Chiarelli (del 08/02/2008 @ 09:53:11, in Riflessioni, linkato 444 volte)

"Mi garantite che questa soluzione sia assolutamente affidabile e sicura al 100%?"
Vi è mai capitata una richiesta del genere? Qual è stata la vostra risposta?
Dalla mia esperienza posso dire che un commerciale risponderà quasi sicuramente: "Sì, l'applicazione ha un'affidabilità assoluta ed una sicurezza garantità".
Purtroppo qualche volta anche i tecnici dimenticano (o forse non conoscono?) i principi di base su cui si fonda una tecnologia, e di conseguenza un'applicazione che la utilizza, e può capitare che si comportino come i commerciali: "Garanzia di affidabilità e sicurezza al 100%!"

Io non me la sono sentita.
Mi è stata chiesta una soluzione che garantisse un trasferimento dati esente al 100% da errori di trasmissione e inattaccabile dal punto di vista della sicurezza.
Ho fatto presente che tecnicamente questa garanzia nessuno la può dare ed ho cercato di spiegarne le ragioni.
Esistono tecniche per ridurre la probabilità che si verifichino errori nel trasferimento di dati, ma si tratta pur sempre di probabilità, quindi in ogni caso una percentuale di affidabilità inferiore al 100%. Mai una affidabilità piena. Lo stesso vale per il discorso sicurezza.

Il cliente è rimasto molto sorpreso. Non so se mi ha creduto fino in fondo, ma ha accettato la soluzione "sicura per quanto possibile".

La cosa interessante di questo episodio è che spesso dimentichiamo che la tecnologia ha dei limiti e che raggiungere il 99,99% di affidabilità o sicurezza non vuol dire che sia pienamente affidabile o sicura.
Rimane sempre quello 0,01% di probabilità che qualcosa non vada per il verso giusto. E per la legge di Murphy questa infima probabilità si verificherà non appena avrai pronunciato la frase: "Ti garantisco che questa tecnologia è affidabile e sicura!".

Dite che ho esagerato?

Tags: Tecnologia, Affidabilità, Sicurezza, Trasmissione dati

 
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